All Blacks Clinic: ospiti di Sinapto allenatori ed ex giocatori All Blacks

30/08/2019 Servizi IT

Da oltre due anni, la nostra azienda è main digital Sponsor di Rugby Milano: per loro abbiamo realizzato il sito web ufficiale e con il modulo di tesseramento “My oval”.
 
Proprio nella sede di Rugby Milano, lo scorso settembre, si è tenuta la All Blacks Clinic: una settimana intensiva di formazione al Rugby per under 14-18 patrocinata dai famosissimi All Blacks neozelandesi. In occasione della manifestazione, abbiamo avuto l’opportunità di ricevere in visita in azienda P.J. William, uno degli allenatori attualmente appartenenti alla New Zealand Rugby Union, e due famosi ex giocatori della squadra degli All Blacks: Norm Maxwell e Anthony Tuitavake. 
 
La visita, molto informale e caratterizzata da un clima di grande modestia è disponibilità da parte dei nostri ospiti, ha visto partecipare buona parte dei dipendenti ed è culminata in un “terzo tempo” in cui, in un breve discorso plenario non programmato, atleti e allenatore hanno cercato di rappresentarci i valori del rugby per come viene vissuto in Nuova Zelanda.
 
Da questa bella esperienza  portiamo a casa alcuni concetti cardine che condividiamo per la loro audacia e potenziale utilità, anche in contesti molto diversi da quello prettamente sportivo. Dalla breve sintesi per punti che segue, emergono delle domande/sfide per chiunque faccia impresa, questioni necessariamente aperte e senza risposte definitive in merito all’utilità che tali concetti potrebbero rivestire anche nel contesto lavorativo.
 
1) “Want to play Rugby? Become a better person!”
 
In nuova Zelanda, il potenziale giocatore di rugby, anche se atleticamente molto dotato, deve prima di tutto coltivare l’aspirazione a divenire una persona migliore. Solo se questa aspirazione esiste, vi è la possibilità di divenire un giocatore di Rugby, e, eccellendo, di entrare a far parte degli All Blacks, la squadra più importante e blasonata al mondo.
 
2) “Unconditional Support”
 
Il giocatore deve fornire supporto incondizionato al gruppo. Nel contesto della squadra, ognuno deve rendersi disponibile senza riserve, donando il proprio pieno contributo per il raggiungimento degli obiettivi comuni.
 
3) “Inclusiveness”
 
Nella squadra non c’è posto per atteggiamenti che non siano inclusivi. Personalismi, simpatie ed antipatie, comunque umani e perciò sempre presenti, sono messi da parte a favore di una partecipazione il più estesa e allargata possibile ai diritti e doveri derivanti dall’appartenenza alla squadra.
 
4) “Educate new generations”
 
Il fine dei giocatori e degli allenatori del Clinic rimane principalmente di carattere educativo. “We’re here for the kids” è stato ripetuto da giocatori ed allenatori più e più volte, in vari momenti della manifestazione e durante la visita. I “Kiwi”, a modo loro, sentono la mission di educare i ragazzi perché possano divenire persone migliori, giovani che forse, un domani, potranno anche essere atleti nel mondo del rugby.
 
Dunque, ciò  che ci è apparso chiaro in questa esperienza è che il rugby, al di là degli ormai un po’ abusati concetti di “gioco di squadra”, di “fair play” e di sport dove “si guarda dietro per poter avanzare”, riveli aspetti ancor più complessi ed ambiziosi, che diventano domande importanti per un imprenditore.
 
Divenire persone migliori per poter partecipare? Partecipare offrendo supporto incondizionato e ponendo al centro l’inclusività? Aver sempre presente un più generale tema educativo sovraordinato?
Si tratta certamente di concetti “alti”, che interrogano la persona e l’imprenditore ben oltre il proprio ruolo come comunemente inteso (il profitto, il ROI, l’efficienza, l’innovazione, ecc.) e che un po’ richiamano visioni olivettiane dell’impresa, definita anche per la propria funzione sociale.
 
Possiamo affermare senza dubbio che si è trattato per noi di un incontro profondamente stimolante, che ci ha donato molto anche in termini di domande e possibili conseguenze per la nostra organizzazione!

 

Categorie

Archivio